Al giorno d’oggi, un’emergenza cronica in quasi tutte le regioni è la scomparsa della figura del medico di base, chiamato anche medico di famiglia, sottolineando che codesto professionista conosce la storia del paziente e cerca di soddisfare i loro bisogni.
In Italia ogni cittadino ha diritto a un medico di base ma quest’ultimo è a rischio. Questa carenza di medici comporta lunghe attese, visite più veloci e pochi professionisti ormai saturi di pazienti.
Secondo glu ultimi dati pubblicati dalla Fondazione Gimbe, tra il 2019-2024 sono “spariti” 5197 medici su 42009 (circa il 14%) senza essere sostituiti e al momento ce ne sono 5700 in meno rispetto al fabbisogno. La situazione continuerà a peggiorare perché i medici italiani sono tra i più anziani d’Europa e oltre 8200 raggiungerà l’età della pensione entro il 2028. Le nuove leve non riusciranno a coprire i pensionamenti attesi entro il 2028. Questo accade perché la formazione è meno retribuita, la possibiltà di libera professione è limitata e il carico di lavoro è elevato.

Oggi il numero massimo di pazienti per ogni medico di base è fissato a 1500 pazienti che può salire fino a 1800 e, in certi casi anche fino a 2000. Secondo il Ministero della Salute, nel 2023, a livello nazionale circa la metà dei medici superava il limite.
Nel nostro paese una visita dura in media 9-10 minuti, di cui la maggior parte assorbita dalla burrocrazia, non permettendo più di instaurare una relazione medico-paziente per comprendere l’ambito psico-sociale. Ormai la visita si concentra sulla descrizione del sintomo e problema. Il rischio più grande è che il paziente confuso cerchi soluzioni e conferme altrovi, spesso inutili e a pagamento. Il tempo e l’ascolto servono a costituire fiducia tra le parti, migliorare l’assistenza, personalizzare le indicazioni e prevenire errori o incomprenzioni soprattutto nei casi più facili.





